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giovedì 6 dicembre 2012

Scoperta


Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, 1913/27


Ci sono molti modi di vedere le cose, ricorda Proust in limine: è una considerazione apparentemente banale, in un momento storico in cui tutto è banale finchè non lo capisci e non lo provi nella tua testa. È altresì generico il modo in cui si vede: che vuol dire avere "nuovi occhi?" Io questa cosa l'ho capito oggi a Piazza Mercato a Napoli, quando ho pensato che sì, i colori erano belli, ma l'ombra già lunga avrebbe fatto sì che la macchina impazzisse perchè non riusciva a mettere a fuoco per i contrasti troppo forti. Io vedevo cose usuali, che vedo quasi tutti i giorni, ma con occhi diversi: anzi, non vedevo nemmeno le stesse cose, ma cambiavo l'oggetto della mia intenzione: prima le case e le cose, poi le forme e la luce: avrei potuto fare la stessa considerazione anche della mia stanza da letto o del Taj Mah Hal, il contenuto era del tutto insignificante. Ancor di più con la mia analogica compatta, del tutto manuale e meccanica: devo regolare di volta in volta esposizione, distanza dal soggetto, e diaframma; per regolarli tutti per bene mi porto appresso una serie di promemoria che di volta in volta rivedo. Contro l'ipertrofia della digitale, che permette di fare foto di corsa, in volo, fermo, a capa sotto, in equilibrio sugli alluci, ho trovato una certa riflessività dell'analogico a me del tutto sconosciuta: ti metti la, conti orientativamente i metri che separano dal soggetto, cerchi di immaginarla e scatti. Dopo una settimana avrai un responso, nella maggior parte dei casi, totalmente difforme dalle aspettative: metti le foto deluso da una parte, stramaledici tutto, dopo mezza giornata le riprendi e acquistano un senso (non tutte ovviamente), ma è come se guardassi foto che non ho fatto io, non le riconosco subito, abituato al riconoscimento immediato del digitale. Non solo: visto che i rullini si pagano, un mezzo secondo mi pongo il problema: ha senso fare questa foto, o uso solo la pellicola a cazzo? Quindi mentre la digitale è una foto (parlo squisitamente del sottoscritto che usa una compatta) che passa dagli occhi al dito che schiaccia sul tastino, l'analogica fa un giro più ampio, occhi testa macchina fotografica rullino, per rimanere il più delle volte, nella mia testa (e devo confessare che non è una sensazione spiacevole).


giovedì 23 agosto 2012

Postulati fisiologici

                Bansky       Il graffito “che pulisce”


Dopo avere assai lungamente letto i filosofi tra le righe, dopo averli osservati attentamente, io mi dico: bisogna ancora collocare la maggior parte del pensare consciente, e perfino il pensare filosofico tra le attività dell'istinto: bisogna cominciare ad imparare da capo come si è fatto a proposito dell'atavismo e dell'«ereditarietà». Come l'atto della nascita per sé stesso non può esser preso in considerazione nel processo e nel progresso dell'ereditarietà, così del pari la «coscienza» non può venir contrapposta in senso decisivo all'istinto. Quasi tutto il pensare cosciente del filosofo é diretto segretamente dai suoi istinti ed é costretto a prendere una via determinata. Anche dietro la logica e le sue mosse, in apparenza splendidamente indipendenti si celano apprezzamenti di valore, o, per parlare più chiaramente, postulati fisiologici per la conservazione d'una data specie di vita. Per esempio, che il determinato abbia maggior pregio dell'indeterminato, che all'apparenza valga meno della «verità» : cotali apprezzamenti, per quanto possa essere la loro importanza regolatrice per noi, non sono che apprezzamenti soggettivi, una specie di « niaiserie », la quale può essere necessaria per la conservazione di esseri quali noi siamo. Sempre ché non debba esser proprio l'uomo " la misura delle cose "

F.W. Nietzsche, Al di là del bene e  del male, 1886

giovedì 10 maggio 2012

Pusilla res mundus est


per Seneca e Lucano, di Cordova,
che prima dello spagnolo
scrissero tutta la letteratura spagnola.

J.L. Borges, Ringraziare voglio il divino labirinto

Studiando i classici, soprattutto studiando quanto nei secoli è stato detto su di essi, si ha l'idea che il mondo sia stato da essi sviscerato. Nel Medioevo funzionava su per giù così: lo ha detto Aristotele, allora è vero. C'è anche chi porta l'esempio dell'imperatore Tiberio, che a un vetraio che aveva inventato il vetro infrangibile, invece di premiarlo, comminò la pena di morte (più precisamente lo buttò in pasto alle murene della sua villa di Capri)  perchè il vetro infrangibile avrebbe mandato per strada tutti i vetrai dell'impero. C'è chi dice che se avessimo per intero gli Elementi di Euclide, i vari Bonaventura Francesco Cavalieri, Newton, Lindemann, Gauss non avrebbero trovato spazio in alcun libro di fisica o geometria. Per non parlare dei poeti, storici letti sempre e comunque in chiave ipermoderne e sostanzialmente anacronistiche, anch'essi a loro modo definitivi nella storia dell'umanità. Ho trovato, su suggerimento di un amico, un passo di Seneca che, quasi prevedendo tutto ciò, così avvertiva i lettori delle sue Naturales Quaestiones

 Quam multa animalia hoc primum cognouimus saeculo, quam multa negotia ne hoc quidem! Multa uenientis aeui populus ignota nobis sciet; multa saeculis tunc futuris, cum memoria nostri exoleuerit, reseruantur: pusilla res mundus est, nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat. (Nat. Quae. 7.30-5)


(Quanti animali abbiamo conosciuto per la prima volta in questo secolo, e quante cose ancora ignoriamo! I popoli futuri conosceranno molte cose che noi ignoriamo: molte ancorasono riservate per i secoli ancora futuri, quando sarà svanita la nostra memoria: il mondo sarebbe piccola cosa, se in esso ogni generazione non trovasse cose su cui fare ricerca!)


P.S. Solo una volta riletto tutto mi sono reso conto che ho citato in limine tre versi di Borges che contraddicono quanto dico nel post. Ma è Borges e tanto basta.





domenica 6 maggio 2012

Invisibili linee

La natura tutta è governata da una profonda armonia,
invisibili linee  collegano le piccole cose della terra,
come per esempio il potere degli uomini,
agli astri, agli infiniti mondi che ancora non conosciamo.
(dal film Giordano Bruno, 1973)


In questi giorni di nullafacenza mi trovo spesso a passare molto del mio tempo nel parco della Reggia. Il mio posto preferito non è tanto lontano, banalmente la pineta poco dopo l'ingresso. Pochissima gente ci passa, anche in silenzio, e non è raro che io vada lì con l'intenzione di fare qualcosa di costruttivo: leggere, studiare, cercare in qualche modo di concentrarmi. Il risultato però è sempre lo stesso: che io mi porti la Gazzetta dello Sport o un libro di Raimond Chandler o di J.L. Borges, quando mi siedo, dopo dieci minuti finisco per addormentarmi. Silenzio, cinguettii vari, sciabordio della fontana e io crollo, anche alle 10 del mattino dopo che mi sono levato dal letto alle 9 e mezza. Mi dite che è normale rilassarsi, ma io mi sento proprio quasi appesantito e tirato verso il basso,  riesco sì e no a spostare le gambe. Passo così ore nel nulla totale, dove non penso nemmeno, ma percepisco ciò che mi sta intorno: non c'è intorno a me nessun rumore artificiale, sono un essere vivente immerso tra esseri viventi. Fa uno strano effetto pensare che le mie funzioni vitali in atto in quel momento (screpolarsi della pelle, scorrere del sangue, sinapsi che lavorano) non siano poi tanto più differenti da quelle della crisalide che mi sta appesa sulla testa o della formica che mi cammina sulle gambe; anzi è quasi appagante trovare una dimensione nella quale essere senza dover'essere, io col mio cuore che batte senza senso appoggiato su un albero che altrettanto gratuitamente si protende verso l'alto, seduto su foglie che gratuitamente sono cadute e diventeranno altro, senza un fine, uno scopo preciso se non quello di essere. È vero che la vita senza senso è pazzia, ma anche cercare di dare  un senso totalizzante alla propria vita porta alla follia.

lunedì 20 febbraio 2012

Nous ne sommes pas, nous ne voulons pas, être fort


Non c’é cena o pranzo o soddisfazione del mondo,
che valga una camminata senza fine per le strade povere
dove bisogna essere disgraziati e forti, fratelli dei cani.
PPP


domenica 19 febbraio 2012

Solo gli ottusi sono brillanti la mattina a colazione.
O. Wilde


[Chi sono, dove sono, quando sono assente di me?
Da dove vengo, dove vado?]
-Pensieri mentre percorro il corridoio appena sveglio-

sabato 4 febbraio 2012

Aristotelismi

"La filosofia nasce dalla meraviglia": molto prima degli occhiali verdi di Kant, che ci ha spiegato che in fondo siamo noi che imponiamo alla natura le nostre leggi, l'uomo si è spiegato i fenomeni naturali, le stagioni, il cattivo tempo, come manifestazioni del divino, del fiato  che ha formato l'universo: Giordano Bruno legava le gradi cose del cielo alle piccole cose della terra, le stelle al latte. Molto tempo fa un contadino che lavorava dove abitavo mi disse che un melone che stava crescendo si è spaccato per colpa della luna. La magia era quel modo che aveva l'uomo prescientifico per controllare la natura (regolare nel suo ciclo sì, ma sempre portatrice di eventi che colpiscono l'immaginazione) ed era collegata con le parole dotate di ritmo, con i suoni ritmati anch'essi, in definitiva con la musica. In latino carmen è sia la poesia che la formula magica. Il rapporto uomo terra, fecondità e fortuna, è passato al rapporto uomo - donna nella nostra era, ma è sempre preponderante l'elemento del ritmo della danza e della ritualizzazione della fecondità.

Questa parte l'ho scritta ieri sera, racimolando una serie di riflessioni che avevo fatto vedendo un lampo, ovviamente condite da notevoli bestemmie per le mani che mi s gonfiavano e io dovevo andare a suonare.

Stamattina mi sono svegliato invece con la neve, più che altro una spolverata metereologica di zucchero a velo. Niente di invalidante o di catastrofico, uno strato di neve che fra poco si scioglierà, lasciandoci col solito freddo becco di questi giorni.Nonostante  la mia veneranda età però mi sono messo a seguire i fiocchi di neve che cadevano, come un creaturo. Tutto questo per dire che ci meravigliamo ancora per un fulmine o per un fiocco di neve. Anche se da buon amante delle noccioline, mi ricordo di non innamorarmi di un fiocco di neve.




martedì 31 gennaio 2012

Fallire meglio

Mi sono sempre chiesto quanto di una persona sia già definito dalla nascita e quanto invece sia perfettibile. Quanti l'impegno e l'acquisizione di una o più tecniche  possano incidere sulla psiche umana, possano aprire le finestre del cervello e a nuove dimensioni, e soprattutto cosa vuol dire aprire nuove dimensioni? ça va sans dire, sto ascoltando New Frontiers di Battiato. Per sondare il terreno mio terreno sto imparando a disegnare. Il disegno in sé è un'attitudine umana, che consiste nella riproposizione bidimensionale di quanto con la nostra mente vediamo in maniera tridimensionale; da buon fumettofilo, sto imparando a disegnare la figura umana, i suoi volumi e le sue proporzioni, avvalendomi di tutto il materiale esistente in rete. 
Piano piano acquisirò una tecnica, farò un occhio, mi verrà normale disegnare un braccio della lunghezza giusta, riuscirò a fare decentemente mai e occhi, croce e delizia di quanti disegnano. 
Ma qui arriva un altro problema: una volta dotato di tecnica, con cosa la rimpolperò? la tecnica è per definizione arida, e quando incanali qualcosa che hai dentro con accorgimenti pratici particolari ottieni l'arte. Io non ho alcuna pretesa artistica, mi basta disegnare decentemente Batman, Daredevil, cose così. Mi ha sempre colpito dei disegnatori, e degli artisti in generale, la capacità che credo innata di vedere la realtà, sintetizzarla nella propria mente e riprodurla nelle sue linee più schematiche. Tu vedi una cosa e la disegni, ma tra la linea che disegni e e l'oggetto che hai di fronte passi tu, il tuo cervello, la tua visione del mondo. Non è solo un fatto di abilità, ma è indice di una qualità, di una caratteristica che non tutti hanno. 

Per ora sono riuscito, dopo due giorni di bozze e prove, a finire un disegno di Batman che prima o poi troverò il modo si postare, forse ci farò un album apposito. Sempre che io riusca a imparare qualcosa che non so fare.

"Avete tentato e avete fallito. Non importa. Tentate ancora. Fallite ancora. Fallite meglio"
Samuel Beckett 

martedì 10 gennaio 2012

Tre cose che ho scoperto questa settimana

 1. A cazzotti per conto di Dio. Fray Tormenta.  Un frate in Messico è una star del mondo della Lucha Libre, si chiama Fray Tormenta, e con i ricavati degli incontri manda avanti un orfanotrofio con palestra dove fa crescere i piccoli luchadores

Fray Tormenta al lavoro

2. Esiste l'esecuzione postuma, rito che consiste nel commutare la pena capitale a una persona già morta. Due esempi famosi: Leonida di Sparta (che però gridava "Μολὼν λαβέ" non "questa è Spartaaaaaaa!") e il Lord Protettore d'Inghilterra Oliver Cromwell.

3. Manlio Sgalambro, filosofo che dal 1993 collabora con Franco Battiato non ha mai conseguito una laurera né di conseguenza alcun dottorato. Dalla sua pagina su Wikipedia:"Sgalambro non ha titoli né lauree per i biglietti da visita: come sia riuscito a diventare uno scrittore di filosofia – i cui libri sono tradotti in francese, tedesco e spagnolo – è un mistero che lui stesso stenta a spiegarsi."



Leggete ogni genere di istruzioni ma non eseguitele.
Fatelo con i medicinali: prima buttate le istruzioni ,
poi i medicinali.

sabato 31 dicembre 2011

I giorni di Giano e Pulcinella. Per un capodanno consapevole.


Il tempo guarirà tutto. Ma che succede se il tempo stesso è una malattia?  Il cielo sopra Berlino





In maniera quasi pre-civile siamo legati allo scorrere del tempo. La ciclicità delle cose ci ha sempre colpito portando seco l'attesa del tutto ingiustificata di qualcosa di nuovo e di megliore. Come se fossimo i tarantolati studiati da De Martino ci troviamo coinvolti in situazioni di gioia, auguri fatti e ricevuti, tarantole di frenesia che colgono chi ci è vicino e anche noi stessi, quando culliamo il pensiero di qualcosa di totalmente nuovo, che il nuovo anno sarà migliore del vecchio. Si bruciano le streghe di fieno, si buttano via le cose vecchie, i mobili, le lampadine che fanno un rumore simile ad un botto. Proiettiamo in questo nuovo anno, in maniera quasi apotropaica, le aspettative nutrite per un anno intero, incendiamo le nostre delusioni, vorremmo uscire puliti da una ordalia cui la civiltà lascia lo spazio dei soli botti. Il problema è che noi non ricominciamo e come i bufali della foto di Wojnarowicz, corriamo verso il non senso da cui veniamo, in definitiva, noi e le nostre umanissime vicissitudini. Niente di insuperabile per nessuno, tutti hanno vissuto tutto prima di noi, siamo in ultima analisi il risultato di azioni checi trascendono, il nostro principium individuationis è un principio puramente egoistico, che sparirà con noi, al massimo poco dopo.
Oggi e domani saranno i giorni di Janus Pater, del dio del vecchio e del nuovo, della pace e della guerra, del sì e del no. Se ne va qualcosa di vecchio e arriva qualcosa di nuovo, ma che è a un tempo vecchio e nuovo, come le stagioni: sappiamo tutti cos'è la primavera, ma ogni anno siamo contenti che arrivi. Il nostro rapporto di simbiosi col mondo esterno, che pure esiste perché viviamo su questo pianeta, oggi ha una espressione razionalizzata, metabolizzata e civile. Capodanno non ha un veicolo religioso in Occidente, anche se il primo giorno dell'anno si ricorda la Theotokos. Civile, anche se c'è gente che si fa saltare le mani per poter sparare quantitativi di esplosivo che si avvicinano a quelli che servono per far brillare una mina. 



Pulcinella e la vecchia: il vecchio che porta il nuovo

All'ansia irrazionale che ci pervade in questi due giorni, che noi però viviamo in maniera molto più borghese ed edulcolorata, si accompagna l'ansia del festeggiamento e della festa a tutti i costi, dell'ottundimento dei fuochi. Vogliamo così esorcizzare il male che ogni giorno incontriamo, scacciandolo dai nostri progetti futuri.

Io però con questi due giorni ho un rapporto strano: mi mette a disagio la frenesia della festa, anche perché da due millenni l'occidente ha abbandonato ogni ciclicità, l'ultimo che ce l'ha voluta far amare è finito in un manicomio a Torino, forse perché aveva chiesto alla propria mente uno sforzo cui non era abituata da venti secoli. In generale mi angosciano le attese, il buio  e la luce che se ne vede alla fine:c'è chi intravede magnifiche sorti e progressive, io ho sempre l'impressione che sia il prossimo treno.


venerdì 30 dicembre 2011

Accostamenti

Nell'ebbrezza dionisiaca, nell'infuriare tumultuoso di tutte le tonalità dell'anima acausa dell'eccitazione narcotico oppure nello scatenamento degli impulsi primaverili, la natura si manifesta nella sua forza suprema: essa lega di nuovo assieme i singoli esseri e fa che si sentano unificati; a questo modo il principium individuationis appare come un permanente stato di debolezza della volontà. Quanto più la volontà è intristita, tanto più tutto si frantuma nella singolarità, quanto più egoisticamentel'individuo si sviluppa, tanto più debole è l'organismo cui esso serve. In quegli stati si manifesta come un carattere sentimentale della natura, un «sospiro della creatura» per quello che ha perduto. Dal sommo della gioia risuona il grido del terrore, lostruggente lamento per una perdita irreparabile. La natura rigogliosa celebra i suoiSaturnali e al tempo stesso i suoi riti funebri. Gli affetti dei suoi sacerdoti sono mescolati nel modo più mirabile, i dolori suscitano piacere, il giubilo strappa al pettoaccenti strazianti.
F. Nietzsche, La visione dionisiaca del mondo.

Dialogo di un passeggere e di un venditore di almanacchi.

Vend. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Pass. Almanacchi per l'anno nuovo?
Vend. Sì signore.
Pass. Credete che sarà felice quest'anno nuovo?
Vend. O illustrissimo, sì, certo.
Pass. Come quest'anno passato?
Vend. Più più assai.
Pass. Come quello di là?
Vend. Più più, illustrissimo.
Pass. Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Vend. Signor no, non mi piacerebbe.
Pass. Quanti anni nuovi sono passati dacchè voi vendete almanacchi?
Vend. Saranno vent'anni, illustrissimo.
Pass. A quale di cotesti vent'anni vorreste che somigliasse l'anno venturo?
Vend. Io? Non saprei.
Pass. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Vend. No in verità, illustrissimo.
Pass. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Vend. Cotesto si sa.
Pass. Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Vend. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Pass. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta nè più nè meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Vend. Cotesto non vorrei.
Pass. Oh che altra vita vorreste rifare? La vita c'ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Vend. Lo credo cotesto.
Pass. Nè anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Vend. Signor no davvero, non tornerei.
Pass. Oh che vita vorreste voi dunque?
Vend. Vorrei una vita così come Dio me la mandasse, senz'altri patti.
Pass. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?
Vend. Appunto.
Pass. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest'anno ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascono è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato che il bene; se a patto di riavere la vita di prima con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Vend. Speriamo.
Pass. Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete.
Vend. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Pass. Ecco trenta soldi.
Vend. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

G. Leopardi

giovedì 22 dicembre 2011

Belli e dannati.

L'intimità si crea così. Prima si dà il miglior ritratto di se stesso, un prodotto splendente e rifinito, ritoccato di vanterie e falsità e umorismi. Poi diventano necessari i particolari e si dipinge un secondo ritratto e poi un terzo... In breve i lineamenti migliori si cancellano... e finalmente si rivela il segreto: i piani dei ritratti si sono mescolati e ci hanno tradito, e per quanto continuiamo a dipingere non riusciamo più a vendere un quadro.



Salvador Dalì  "Composizione cubista - Ritratto di una persona seduta in attesa di una lettera" (1923)

lunedì 19 dicembre 2011

Nicht hier nicht mehr

Tutti quanti abbiamo i nostri tarli e le nostre fissazioni. Tutti quanti viviamo in un mondo che continuamente ci bombarda di domande, di cose e di luoghi che chiedono il nostro interesse pur rimanendo ferme da secoli e per altri secoli ancora. Ci sono facce mai incontrate prima che sicuramente, per il semplice fatto di essere state al mondo, hanno storie da raccontare. Ci sono poi i cambiamenti, le mode, i rinnovamenti, le modifiche che ancor di più mettono in risalto quello che c'era prima e si è modificato. Percorrere una strada, parlare con una persona - sopratutto quando non si conosce nulla del proprio interlocutore - sfogliare un libro, se si ha l'orecchio e l'occhio, permette di conoscere storie nascoste, abitudini antiche, consuetudini che il tempo (Crono che mangia i suoi figli) ha eliminato per sempre.  Queste storie però riemergono dal tempo in vecchie foto, edicole votive di un secolo fa  gli incroci di palazzi antichi, vecchi libri posati sulle bancarelle in vendita a due euro. Ogni storia porta con sè altre storie: un libro, mettiamo un'edizione italiana dei "Racconti di Sebastopoli" di Leone Tolstoj del 1924, è tutto ingiallito e con la copertina strappata: chi ha strappato quella copertina? Quale bambina di trenta, venti, dieci anni fa ha rotto la testolina di una qualsiasi bambola possibile che sta poggiata su un banchetto di un rigattiere quanto si sarà lamentato del freddo l'ipotetico ma reale abitatore di una casa abbandonata (oggi) che ha alle finestre degli infissi di legno totalmente sfibrati dal tempo e dalle stagioni?  Ricordo che quando ero piccolo,oltre ad innamorarmi di tutto, passavo tantissimo tempo a guardare una foto ritratto dei miei bisnonni, e ricordo distintamente che mi colpivano i baffi a manubrio del mio bisnonno. Cosa vorrebbe dire parlare con una persona vissita 120 anni fa, mi chiedevo, così distante da noi, ma al contempo così vicina, perchè io sono qui perchè lui ha messo al mondo mio nonno che ha messo al mondo mio padre. Che cosa sarebbe stato importante per lui, o per qualcuno prima di lui che ha abitato quella casa o un'altra delle possibili case che abiterò e che ogni uomo abiterà? Quali sono stati le strutture di approccio alla realtà che tutti abbiamo? Rivangare a caso nella memoria mia e altrui, nel vecchi libri dove chiunque ha potuto lasciato una foglia, una carta di cioccolatino, un qualsiasi segno del suo passaggio mi colpisce profondamente ogni volta: è come se entrassi in contatto con qualcuno che non conosco e che non voglio nemmeno conoscere coscientemente, ma che con quella firma sotto la cappelletta alla Madonna,come se ne trovano tante, con quell' angolo di libro piegato, con quel graffito su un banco a scuola volesse iniziare a raccontare una storia, dicendo :" Vuoi sapere perchè l'ho fatto?...."